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Il primo robot avvocato

Ora i robot potranno svolgere anche le funzioni normalmente svolte da un avvocato. La prima macchina di questo genere, tecnicamente un chatbot in grado di fornire assistenza legale gratuita, è stata realizzata da Joshua Browder, un imprenditore britannico il quale ha ribattezzato il suo software “il primo avvocato robot del mondo”. In una intervista concessa alla rivista online The Verge, lo stesso Browder si è detto assolutamente convinto poter insidiare la lobby degli avvocati con il suo nuovo robot, anche se per il momento i suoi compiti si limitano in pratica all’ottenimento del risarcimento spettante in caso di multe ingiuste legate ai biglietti del parcheggio. Un compito però assolto alla grande, se si pensa che secondo l’imprenditore l’avvocato robot avrebbe elevato ricorso e vinto in 375mila casi. Un dato che sarebbe stato reso possibile dalla configurazione del dispositivo in modo tale da riuscire a capire al meglio le normative specifiche di 50 Stati, così da individuare infine con assoluta precisione la percentuale di possibilità in caso di ricorso contro la multa. Il servizio si chiama Do Not Pay, con un esplicito riferimento appunto alla possibilità di non pagare la multa. In pratica il cliente sottopone il suo problema relativo ad una multa che secondo lui sarebbe ingiusta e il robot si incarica di trovare la risposta all’interno di un migliaio di categorie, non senza una conversazione tesa ad avere più informazioni possibili.  Alla fine sarà il bot a produrre il testo di un ricorso da inviare presso l’ente interessato, cui il cliente dovrà soltanto apporre la sua firma.

Non è una vera e propria primizia

  Va però ricordato che contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’IA (intelligenza artificiale) ha già provveduto a entrare nel settore legale, anche se con compiti diversi da quelli cui ha pensato Browder. Ad esempio andrebbe ricordato Ross, operante all’interno dello studio legale Baker & Hostetler, ove si occupa in maniera brillante di diritto fallimentare. In questo caso la macchina non si limita a scrivere letterine tese a far annullare multe, ma di svolgere ricerche, trovare sentenze e appigli legali in grado di orientare le varie cause. Anche Dla Piper, usa l’IA, in questo caso al fine di analizzare parola per parola i contratti, in modo tale da andare a scoprire delle clausole o appigli legali le quali possano servire a risolvere in maniera positiva la causa che gli è stata affidata. Come si può facilmente comprendere, i prototipi di cui abbiamo parlato obbediscono all’esigenza di risparmiare tempo andando ad affiancare all’avvocato un vero e proprio studioso seriale di sentenze e documenti , capace di appuntare la sua attenzione esclusivamente sulle informazioni le quali possono risultare utili per poter vincere una causa, escludendo tutte le altre. Stiamo cioè parlando di una sorta un motore di ricerca che va istruito sulla base delle necessità dello studio legale. Per trovare veri e propri avvocati, in grado di arringare in maniera brillante e convincere una giuria sulla giustezza dei propri argomenti, occorrerà attendere ancora, se mai ci si arriverà.