ASSO Lombardia sulle liberalizzazioni: professioni senza tariffe e con obbligo di preventivo

E’ così difficile diventare liberi professionisti? Ma quali sono le professioni per le quali in Italia non vi è libero accesso? Quali sarebbero i privilegi che gli ordini riconoscono ai propri iscritti?

Oggi è sufficiente sostenere, alla fine del corso di studi (ovvero alla laurea), un esame di stato e, se lo si è superato, è possibile iscriversi all’ordine professionale; dopodiché comincia il più bello …

Difficile ed imprudente iniziare da subito la professione: occorrono mezzi per creare una struttura capace di mantenersi e di competere, servono capacità, competenza, diligenza, etica, ma anche pazienza, attitudine, sacrifici. Serve soprattutto la formazione: quella che si capisce e reperisce sul campo, facendo la gavetta, come l’abbiamo fatta tutti noi. La competizione quotidiana è aperta.

I forse 18 mesi di praticantato in Università possono solo aggiungere nuova teoria ad altra teoria, non valgono neppure una settimana di esperienza diretta sul campo, dove si vivono i veri problemi che il professionista deve affrontare quotidianamente, tenendosi nel contempo aggiornato per essere preparato ad affrontare le nuove battaglie: nell’indisciplina dei cantieri, nelle procedure (mai uguali) coi vari Comuni, nel conoscere le mutazioni normative e legislative, nel sapere affrontare i vari aspetti della progettazione, della direzione lavori, delle verifiche e dei collaudi, anche in team.

E poi, ora siamo nell’epoca di internet e “le mail le ricevi anche sul cellulare”: non è più possibile giostrarsi, come ancora alcuni anni fa, sostenendo “non l’ho ancora ricevuto, te lo invio domani, non lo sapevo”. Oggi si deve lavorare “fast”, presto e bene: l’organizzazione, per il successo, è diventata determinante; sennò vuol dire che non siamo in grado di competere. Quanti di noi liberi professionisti si sono trovati a dover essere nello stesso momento in due posti diversi? Quando ti cercano, dal cantiere all’ufficio tecnico comunale, devi essere presente, devi fare mente locale, dunque avere ottima memoria per ricordarti quel che si era deciso due mesi fa …, dimostrando di essere consapevole, competente e responsabile, cioè un professionista vero.

Però tutto questo “agitarsi” può comportare anche di sbagliare, ma bisogna accorgersene prima che sia troppo tardi: così talvolta si vive con l’ansia.

Dunque perché no l’assicurazione professionale? Non conosco colleghi che non ce l’abbiano già; personalmente ce l’ho da 20 anni: quanti soldi buttati via? Non credo proprio: se l’assicurazione è stata letta prima e siamo certi che copre i danni che quotidianamente facciamo, si vive meglio; poi speriamo di non averne mai bisogno, ovvero responsabili che dobbiamo operare sempre lucidi.

Quindi questa imposizione della bozza di D.L. sulle liberalizzazioni è corretta; e serve anche per essere un po’ tutti eguali nelle gare: se abbiamo tutti da sostenere un costo fisso annuo, dovremo tenerne conto nella determinazione del prezzo da offrire per la prestazione che ci è richiesta.

E’ vero anche però che la libera professione è diventata spesso l’unica possibilità di lavoro per chi non ne trova altri: ma se mancano i requisiti indicati sopra (e se ne potrebbero aggiungere altri) costui non sarà mai un buon libero professionista; sarà magari quello che scrive preventivi ingannevoli, magari apposta per andare in contenzioso col proprio (sfortunato) committente che, per ragioni diverse (amicizia, simpatia, fiducia, ecc.) non ha pensato di chiedere preventivi ad altri.

Dunque, anche quella del preventivo in cui sono da indicare le prestazioni da svolgere, le modalità ed i tempi di esecuzione, i corrispettivi con le rispettive scadenze, modalità e tempi di pagamento, per noi delle professioni tecniche costituiscono una consuetudine e normalità; forse quel che non tutti fanno è specificarvi sopra che si dispone della copertura assicurativa.

E sulle tariffe professionali: se ancora per pochissimo tempo potranno costituire un riferimento, specie per i giovani che accedono alle professioni, la loro soppressione lascia un presagio oscuro.

In breve, gli ordini professionali servono per definire, controllare e mantenere alcune semplici regole del fare e dell’etica, che tutti gli iscritti sono tenuti a seguire, e ad evitare che chiunque, appena alzato la mattina, decida di giocare a fare il chirurgo o si metta a progettare ponti.

L’accanimento sulle professioni è quindi un falso problema: serve a non risolvere tutti gli altri; molti ambiti dove non c’è l’albo professionale, ad esempio interpreti e traduttori, hanno subito uno scadimento di qualità con tariffe da terzo mondo senza alcun vantaggio per l’utente finale.

Asso Lombardia – Architetti e Ingegneri liberi professionisti

Gennaio 2012

 

 

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