La responsabilità del libero professionista architetto o ingegnere è oggi espressa sotto forma di responsabilità giuridica e responsabilità legale.
La prima è caratteristica delle fasi di progettazione e di direzione lavori: è costante, perché si protrae negli anni, oltre la realizzazione dell’opera.
La seconda è cresciuta in maniera esponenziale, a causa di un sistema incoerente col modo di agire professionale che non riesce ad adeguarvisi ed a consolidarsi in procedure, così che, con le responsabilità d’ordine legale, aumentano l’incertezza ed il rischio professionale.
Nell’epoca di internet l’efficacia e la rapidità di risoluzione di un problema non sono più legate al reperimento delle informazioni, ma alle capacità di scelta, di organizzazione e di sintesi nella moltitudine dei documenti a disposizione; è questo un nuovo modo di operare, che ha aumentato la mole di lavoro burocratico, togliendo tempo alla creatività e che si somma alla costante richiesta di riduzione dei tempi di progettazione.
Al contrario la libera professione ha, per caratteristiche proprie, una “dimensione slow”, che implica riflessione e concentrazione: non c’è invece legge, provvedimento o bando di gara che non richiedano modi operativi “fast” e risposte immediate.
Ma la velocità richiesta è unilaterale, poiché pareri, autorizzazioni, titoli abilitativi degli Enti, sono al contrario in una dimensione che non garantisce tempi certi e accettabili: in questa situazione di fretta e di continua modifica normativa (che non va confusa con il concetto in sé positivo di cambiamento e/o evoluzione), risulta assai rischioso assumere responsabilità professionali legate alla gestione della progettazione, né è più possibile far riferimento al passato.
La responsabilità etica, morale e deontologica dell’architetto e dell’ingegnere che attinenza ha con bandi per l’assegnazione della progettazione a ribasso d’asta, con gare che implicano la struttura d’impresa da parte degli studi professionali, bandi che portano i progettisti alla concorrenza, anziché alla collaborazione professionale e culturale?
La maggior parte degli analisti concorda che le professioni ed i servizi (trasporti, turismo, commercio, educazione e sanità) saranno a livello europeo gli unici settori in crescita, a fronte di un calo occupazionale previsto entro il 2016: a fronte di tale scenario, che colpisce le qualifiche lavorative più basse e obsolete, al comparto delle professioni si prospettano due possibilità.
La prima è investire nella formazione continua, per mantenere qualificati i professionisti della fascia media di età (35/50 anni); la seconda è sostenere il reddito della categoria dei professionisti maturi (45/60 anni) creando nuove nicchie di specializzazione e di crescita delle competenze
Nell’ambito di questo ragionamento, riteniamo che il piano delle liberalizzazioni allo studio del governo debba prevedere il trasferimento di ruoli e competenze dalla pubblica amministrazione (costosa, inefficiente e in perenne arretrato) alle professioni.
E’ questo un metodo che, in un’ottica di “sussidiarietà orizzontale” trasferirebbe quote di lavoro e responsabilità in ambito libero-professionale, attenuando il deficit d’efficienza della pubblica amministrazione e costi fissi del settore pubblico ormai insostenibili. Inoltre gli esperti in materia di lavoro prefigurano nuove funzioni, che da parte di qualche professione sono già una realtà.
Pensiamo all’area giuridica, che potrebbe assumere alcune funzioni ora di esclusiva competenza della magistratura (i cui cronici ritardi causano danni all’economia), pensiamo alla proposta dei notai di gestire le separazioni consensuali, alle conciliazioni e gestione dei decreti ingiuntivi per gli avvocati ed anche alle esecuzioni immobiliari, aste e pignoramenti per i commercialisti.
È evidente in questa prima fase la prevalenza della filiera giuridico-economica, ma anche figure tecniche e sanitarie potranno trovare nuovi spazi, fornendo al cittadino-utente risposte chiare, competenti e sollecite.
Come normalmente fanno i lavoratori autonomi.
Asso Lombardia – Architetti e Ingegneri liberi professionisti
Gennaio 2012
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