ASSO Lombardia: le prospettive per l’anno 2012

Il presidente del Consiglio Mario Monti ha iniziato la sua azione di risanamento che tutti inducono a far presto e bene, migliorando alcuni pesi che la manovra iniziale scaricava sulle spalle del “ceto medio”, per evitare che si continui a pagare gli errori della politica e finanza che ci hanno dominato.

A migliorare gli effetti della manovra iniziale, un particolare ruolo è stato indubbiamente svolto da Confprofessioni, cui la nostra associazione è aderente, che ha chiesto ed ottenuto, dal governo Monti, di allargare la platea dei soggetti beneficiari degli sgravi Irap anche ai professionisti ed ai titolari degli studi professionali: più espressamente il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, aveva detto a Monti: espressamente il presidente di Confprofessioni, erarchitetti Milanoal di fuori di Confprofessioninze  “Quando si tratta di provvedimenti che dispongono incentivi o benefici fiscali o occupazionali, le norme prendono in considerazione solo le imprese e il loro lavoratori, mai i professionisti e i dipendenti degli studi professionali; per evitare pratiche di concorrenza normativa sleale, sarebbe opportuno che i professionisti vengano considerati come una vera e propria attività economica, come già accade in Europa; dunque, appare coerente con l’azione del Governo, precisare che gli interventi sugli sgravi Irap previsti in manovra possano essere allargati anche ai professionisti”. E così è stato, almeno per i giovani fino a 35 anni.

Indubbiamente questa è una prima prospettiva che Asso Lombardia, quale associazione territoriale delle professioni tecniche aderente a Confprofessioni, cercherà di ampliare diffondendo a tutti gli studi che operano sul territorio lombardo la applicabilità del Contratto Collettivo di Lavoro per gli studi professionali, già sottoscritto a Roma dalle associazioni sindacali, con lo scopo di favorire la regolarizzazione dei rapporti tra gli studi ed i propri collaboratori, nelle varie forme di lavoro, ma anche con l’obiettivo di promuovere l’ingresso dei giovani in cerca di prima occupazione.  

Peraltro, anche la nostra associazione, consapevole del proprio ruolo e della debolezza che attualmente avvolge il settore delle libere professioni, si è posta una serie di altre prospettive che intende attuare nel prossimo anno, anche in collaborazione con le altre associazioni sindacali che, pur operando al di fuori di Confprofessioni, sono presenti sul territorio con visioni simili alla nostra.

Ci riferiamo espressamente ad una serie di iniziative che abbiamo già esaminato in una serie di incontri e confronti avuti in particolare con Federarchitetti Milano, di cui condividiamo gli indirizzi e di cui, pertanto, vi relazioniamo, pur sintetizzando gli argomenti.

1. Uno dei temi che riteniamo primari di attenzione, in quanto alla base di ogni iniziativa per il rilancio dell’associazionismo sindacale dei liberi professionisti, consiste nel recupero professionale, da intendersi come rivendicazione di un nuovo equilibrio nei rapporti che devono sussistere tra i liberi professionisti architetti ed ingegneri e la committenza pubblica, la committenza privata, gli  imprenditori e le imprese di settore: questo nuovo equilibrio è, nelle intenzioni, destinato a favorire, entro un quadro di pari dignità, il contributo paritetico dei diversi soggetti, finalizzato ad un più facile conseguimento di un prodotto finale di qualità.

Ogni giorno in Italia quasi due milioni di laureati progettano, controllano e adeguano sistemi tecnici, apparati, impianti, garantendone il funzionamento e la sicurezza: sono professionisti che lavorano dentro le fabbriche o nella libera professione, aventi una gamma di competenze che si estende dall’elettrotecnica all’edilizia, dalla chimica alla meccanica, dall’informatica all’elettronica; sono professionisti che sanno leggere dentro i sistemi tecnici e che detengono quindi una chiave di interpretazione della società, dei suoi cambiamenti e della sua evoluzione.

A questo riguardo già da alcuni decenni si è notata una evoluzione del come progettare: se da un lato l’architetto o l’ingegnere si affidano sempre di più, in fase di progettazione, al ricorso di apporti specialistici di altre figure professionali, si risconta che la committenza presenta una maggior consapevolezza e preparazione tecnica e, in molti casi, interviene come parte attiva nelle scelte progettuali ed esecutive; il rapporto contrattuale (e dunque anche il riconoscimento del compenso stabilito al professionista) non risulta quindi del tutto incondizionato né in molti casi globale.

In questo contesto va ricordato che le prestazioni dell’architetto e dell’ingegnere devono essere sempre svolte con diligenza, prudenza e perizia (specie nella direzione dei lavori) e che egli, a questo riguardo, è tenuto a rispondere per fatti derivanti dall’opera degli ausiliari e dei suoi sostituti.

2. Un secondo aspetto sui cui intendiamo impegnarci è l’istituzione di nuovi rapporti tra la Libera Professione e l’Università, nel rispetto reciproco delle specifiche competenze: i rapporti tra l’Università e le Professioni sono la chiave di lettura dell’approccio formativo; riteniamo sia compito delle associazioni sindacali di categoria, anche in base all’impegno normativo stabilito dall’art. 6 DPR 328/01, a stipulare protocolli d’intesa e convenzioni con le Università, per concertare percorsi formativi professionalizzanti, nella forma del tirocinio professionale con durata di almeno sei mesi.

Con questo nuovo sistema si potrà anche orientare il giovane studente nel mondo del lavoro, impregnando il percorso di studi personale con le competenze alla progettazione, direzione ed esecuzione in materie specialistiche maggiormente richieste dal mondo economico e produttivo quali l’edilizia, l’impiantistica, l’edilizia, la chimica, la meccanica, al fine di consentire ai giovani un più rapido e qualificato ingresso al lavoro; si potrà far anche sì che l’Università torni ad essere una fornace di “intelligence”, che, con il contributo delle Associazioni sindacali dei liberi professionisti, ma anche degli Ordini professionali, diventi il crogiolo dove fondere insieme il sapere accademico con il saper fare, affinché i professionisti di domani sappiano anche far fare!

3. Un altro aspetto riguarda l’eliminazione degli incarichi pubblici ai professionisti dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche, ammettendo la forma dell’istituto del concorso pubblico, purché rivisto nei criteri e garanzie di selezione, col controllo dei verbali e col miglioramento delle composizioni e condizioni stabilite dalle commissioni giudicatrici, anche sull’aspetto economico. 

4. Anche i bandi sono da rivedere con nuove regole: ciò è direttamente correlato con la difesa dei minimi tariffari e la richiesta di ripristino e adeguamento verso l’alto almeno per i lavori privati; si propone di istituire l’obbligatorietà della registrazione del contratto professionale all’Ufficio del Registro Pubblico, con l’intenzione di risolvere l’iniquo mercato professionale al ribasso, anche del 90%, che non può assolutamente garantire la serietà dell’incarico professionale affidato.

5. Lo scenario della professione presenta oggi aspetti negativi dal punto di vista amministrativo, fiscale, legislativo ed economico: per quanto ne sappiamo, esiste un solo documento molto aggiornato sugli aspetti economici inerenti i contratti di progettazione, che viene dall’Olanda: il cosiddetto DNR 2005; non si comprende perché in Italia non sia sufficiente il contratto sottoscritto tra il committente ed il professionista incaricato per poter procedere giudizialmente al recupero forzoso delle competenze professionali nel rispetto dell’ammontare economico pattuito, ma sia invece necessario procedere con la vidimazione della parcella dall’Ordine di appartenenza.

6. Altro aspetto rilevante consiste nel decentramento delle indispensabili funzioni previdenziali svolte da Inarcassa, con l’apertura di uno sportello a Milano, per non parlare della politica che Inarcassa ha ad oggi attuato, ben lontana dalle legittime aspettative degli iscritti: l’impegno è favorire una più oculata gestione economica delle risorse disponibili, di investire in modo più congruo e redditizio in beni immobili della città-regione, di assegnare a rotazione agli iscritti il compito della progettazione e D.L. degli immobili da ristrutturare, di garantire, nel contempo, un adeguato soddisfacimento della domanda abitativa, assai critica nel nostro territorio, alle condizioni dei ceti bassi, sia studi che alloggi, da assegnare ai professionisti iscritti attraverso bandi pubblici con diritto di prelazione.

7. Senza dimenticare la nostra richiesta di riduzione dell’entità delle sanzioni poste da Inarcassa in relazione alle lamentele segnalate da parecchi iscritti che hanno subito sanzioni ed interessi fino ad incidere nella misura del 135% sul contributo dovuto.

8. Ed ancora: il riconoscimento di tutte le reali spese professionali sostenute da poter dedurre dal reddito imponibile, attraverso la modernizzazione del sistema fiscale, ma anche il sostegno, attuato mediante opportuni accordi economici con Istituti di credito, finalizzato a garantire il credito al professionista, giovane e non, anche in situazioni di contenzioso, nello svolgimento dell’attività professionale, non protetta specie nel caso di contenzioso.

9. Un altro fattore molto sentito tra i colleghi riguarda l’unificazione normativa per tutto il territorio della Lombardia (N.T.A., Regolamento edilizio e Regolamento d’Igiene).

10. La richiesta che le associazioni sindacali possano accedere a contributi pubblici da destinare alla formazione professionale degli iscritti, in rapporto alle trasformazioni tecnologiche, sociali e culturali attuali, nella consapevolezza dell’importanza e della insostituibilità del ruolo svolto dai liberi professionisti nella società contemporanea.

Asso Lombardia – Architetti e Ingegneri liberi professionisti

Dicembre 2011

 

 

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