Molti di noi liberi professionisti, operanti nel settore delle professioni tecniche in quanto architetti od ingegneri, anche se possediamo (forse) un notevole valore tecnico e culturale, non abbiamo ancora maturato il concetto fondante che il “sindacato”, a differenza degli Ordini, è il portatore di istanze politico-sociali-economiche dei liberi professionisti, quelli cioè che svolgono una autonoma attività intellettuale senza vincoli di subordinazione e sotto la personale responsabilità.
Siamo, a tutti gli effetti, dei lavoratori “precari” per definizione: ogni giorno siamo impegnati nella ricerca del committente che può essere un privato cittadino od anche un ente pubblico col quale, in particolare, l’incarico è determinato in relazione a concorsi e bandi di gara.
E’ questa una realtà che ai più sfugge perché siamo (forse) preoccupati di operare bene ed al meglio delle nostre possibilità e dei nostri mezzi, ma siamo pur sempre condizionati da una ristretta visione dello scenario delle attività intellettuali proprie, perché siamo troppo presi a ritenere che il nostro orticello sia decisivo e determinante (almeno per il nostro successo/sopravvivenza); ma, è noto, le libere professioni crescono se la società cresce, sennò si arriva al capolinea.
La delegittimazione degli Ordini professionali è fin’ora stata basata sui criteri di liberalizzazione delle professioni, dell’eliminazione delle tariffe minime, delle barriere all’accesso al lavoro, della concorrenza (più o meno sleale). Sono peraltro questi gli argomenti su cui abbiamo dibattuto tutto l’anno, che abbiamo riportato con numerosi articoli su questa nostra rivista digitale e sui quali abbiamo impostato il confronto ed il dibattito in tutte le sedi che ci erano consentite.
E’ ora nostro compito promuovere ed accrescere la militanza dei liberi professionisti appartenenti alla nostra categoria tecnica nella nostra associazione sindacale dei liberi professionisti.
Per anni, prima come Silp Milano ed ora come Asso Lombardia, siamo stati protagonisti, abbiamo potuto confrontarci, sia pure con non identiche visuali con altre associazioni che, come la nostra, operano sul nostro stesso territorio con l’obiettivo di concretizzare l’idea che i liberi professionisti devono essere riconosciuti come soggetti economici autonomi ed indipendenti, che essi sono, e devono continuare ad essere, protagonisti del progresso culturale e socio-economico del nostro Paese, quale componente insostituibile e propositiva fondamentale a tutela della collettività.
Ma i liberi professionisti sono sotto attacco. Come arginare questa offensiva? E’ una questione di vitale importanza per la sopravvivenza dei liberi professionisti quali operatori del fare e del sapere.
E’ da un lato ineludibile e indifferibile la ricerca di una strategia da mettere con urgenza in moto da Confprofessioni e dalle sue associazioni aderenti: qualche categoria professionale (v. es. medici ed avvocati) sono ricorsi a forme di protesta (leggasi scioperi) con la precisa intenzione di fare sentire la propria voce di dissenso per condizionare il sistema sanitario o quello della giustizia.
Ma le altre categorie, come la nostra, non sono abituate e non hanno le stesse possibilità per manifestare con la medesima incisività. E allora? Se dovessimo accettare questa nostra incapacità ad utilizzare i tradizionali strumenti di protesta, non ci resta che dichiarare il fallimento del sistema dell’associazionismo sindacale dei liberi professionisti ed anche il fallimento degli ideali che, per tanti anni, hanno guidato le nostre azioni con la consapevolezza di essere degli ingenui visionari.
Ma noi non ci stiamo! Non ci consideriamo ingenui né, tantomeno, visionari e fermamente siamo ancora convinti dell’insostituibile ruolo, nella società civile, dei liberi professionisti quali soggetti economici di primaria importanza nel contesto economico del Paese e protagonisti del processo di sviluppo della società: nelle audizioni col nuovo governo Monti è stata Confprofessioni (cui la nostra associazione ha già aderito) a farsi portavoce delle richieste e delle speranze dei liberi professionisti, non certo gli Ordini professionali che non costituiscono parte sociale.
E altresì restiamo ancora convinti che solo l’associazionismo sindacale sia il baluardo difensivo degli interessi, nel campo economico, che non sono soltanto individuali, ma strettamente connessi a quelli della comunità nella quale siamo noi stessi parte integrata.
Asso Lombardia – Architetti e Ingegneri liberi professionisti
Dicembre 2011
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