Tutti sanno che i veri problemi strutturali del Paese sono l’abnorme apparato della pubblica amministrazione e l’evasione fiscale, senza trascurare certo la sfiducia accumulata, rappresentata dai mezzi e dai privilegi della politica, attuata da quei numerosi politici, più o meno corrotti, finanche mafiosi, che hanno dimostrato, con più modi ed in più occasioni, di sapere ben proteggere soprattutto i propri interessi, a discapito di quelli del cittadino comune.
Non corrisponde a saggezza amministrativa, in nome delle auspicate disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale del Paese, liberalizzare le professioni abolendo il sostanziale ruolo svolto dagli Ordini professionali: troppo facile e intellettualmente anche poco onesto, scaricare le professioni e mettere a repentaglio la qualità dei delicati servizi resi dai veri liberi professionisti agli utenti, che sono poi tutti i cittadini, penalizzando un settore che invece, per poter competere, ha bisogno di poche e certe regole, definite in modo prudente e condiviso.
Così si andrebbe a colpire una categoria già in grande disagio, quella dei liberi professionisti che sono sottoposti alla crisi quanto e più di altri e che i costi della propria gestione burocratizzata li hanno sempre, più o meno volentieri, sostenuti da soli con le tasse d’iscrizione ai rispettivi albi.
Come associazione di rappresentanza dei liberi professionisti architetti ed ingegneri condividiamo l’esigenza di rafforzare la libertà di scelta del cittadino consumatore e la promozione di assetti di mercato più concorrenziali, anche per favorire il rilancio dell’economia e dell’occupazione, con la liberalizzazione di attività imprenditoriali e creando nuovi posti di lavoro, ma a patto che siano definite ben chiare, certe ed autorevoli “regole del gioco” che consentano di valutare, nella logica del “libero mercato”, se i servizi offerti siano effettivamente mirati e comparabili tra loro.
E’ vero, le tariffe sono divenute impopolari, Grupon ne propone addirittura lo svilimento, tanto che neppure gli Ordini le difendono più apertamente: erano forse anche fin troppo inique, perché attribuivano il valore minimo dei corrispettivi anche per le prestazioni che non lo possedevano; così vennero abolite, almeno per gli architetti ed ingegneri, ed il mercato è entrato nella remunerazione del lavoro come se si fosse più azienda o struttura d’impresa e meno liberi professionisti.
Generalmente il rapporto tra committente e libero professionista è determinato dalla conoscenza personale e dal contatto diretto, dall’esperienza del professionista in relazione alle opere realizzate e dal suo atteggiamento etico nei riguardi di clienti e società; altri fattori determinanti, es. la economicità di esecuzione e di esercizio, passano spesso in secondo piano.
Del resto nessuna persona di buon senso sceglierebbe il chirurgo o l’avvocato sulla base del costo della prestazione, senza conoscerne la storia professionale o scegliendo al buio, su internet, un nome senza volto.
E’ invece quello che sta iniziando ad accadere.
Alcuni siti invitano a chiedere e comparare offerte di professionisti sconosciuti: i risultati più noti sono quelli di prestazioni secondarie, ma qualificanti come le certificazioni energetiche, offerte a un decimo dei prezzi correnti. E’ un segnale allarmante che nulla ha a che vedere con il libero mercato, la concorrenza, la liberalizzazione, ma è riferibile solo alla “disperazione” crescente di tecnici che, in soprannumero, non sanno come sopravvivere.
Poiché è impossibile che tali prestazioni derivino dall’effettiva valutazione dell’opera, i certificati ottenuti sono solo formali e privi di contenuti effettivi: trattasi di una formula che, se dovesse diffondersi, vanificherebbe l’obiettivo di interesse pubblico e che provocherebbe la perdita di qualità e la distruzione di quanto resta della struttura di progettazione degli studi professionali.
Se le liberalizzazioni promosse dal governo non argineranno questi fenomeni, si rivolgerebbero contro i professionisti che, divisi ed incapaci di opporre resistenza, non sono in grado di difendere attività indubbiamente qualificanti per i diritti dei cittadini, oltre che di impegno e modernità sociale.
Non vorremmo che il prossimo obiettivo fossero le casse di previdenza, con i loro ingenti capitali costituiti con le contribuzioni di noi liberi professionisti: potrebbero rappresentare un goloso bottino da impiegare per ridurre un poco la voragine del debito pubblico, senza toccare troppo nel vivo le categorie che più facilmente possono scendere in piazza e creare fastidi al Governo.
Asso Lombardia – Architetti e Ingegneri liberi professionisti
Gennaio 2012
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