La società a confronto con la cultura multimediale

Sentire parlare oggi di nuove tecnologie ci riconduce automaticamente a pensare allo sviluppo notevole che hanno subito i supporti materiali elettronici dagli anni ’70 ad oggi, ma ciò che non si può trascurare è il  dato incontrovertibile che, quest’incredibile progresso,  comprende la multiforme attività di svariati gruppi umani; un complesso divenire collettivo che, nella fattispecie, si concretizza in supporti hardware, programmi informatici, e dispositivi di comunicazione. Più che “l’impatto delle tecnologie” sull’uomo, si potrebbe dire che sia il processo sociale a tornare verso l’individuo sotto le spoglie estranee della tecnica e che il suo esito sia risultato positivo o meno a seconda di come siano stati gestiti i complessi sistemi di organizzazione del lavoro e dei fenomeni relazionali.

Dopo la rapidissima scalata all’innovazione nel campo della ricerca microelettronica, era inevitabile che, prima o poi, le due grandi tecnologie dell’informazione, i calcolatori e le telecomunicazioni, si incontrassero: ciò avvenne negli anni settanta e la tecnologia integrata si chiamò telematica. Oggi il termine telematica è desueto e si parla soprattutto di reti. Queste linee di trasmissione, di tipo telefonico, connettono “nodi” costituiti da calcolatori e trasmettono dati di ogni tipo. La loro diffusione si sta talmente estendendo, da far pensare che presto questo gran reticolo riuscirà a ricoprire tutto il globo.

Alla fine degli anni ’80, il concetto di informazione, subisce una vera e propria sterzata grazie alla nascita del WWW (world wide web): “una sorta di immensa enciclopedia, un vastissimo ipertesto multimediale cui si può attingere tramite Internet per ricavare, da data base di ogni dimensione, informazioni sugli argomenti più disparati “e allo stesso modo chiunque può immettervi dati di ogni genere, dalle scoperte fondamentali alle banalità più sconfortanti. La rete non è soltanto un’immensa piattaforma digitale, sulla quale si possono scambiarsi dati :<<è anche una metafora della cultura contemporanea, una cultura prima di organizzazione e di struttura gerarchica forte, che ha sostituito l’apprendimento con la documentazione, lo studio con la consultazione e che sta estroflettendo anche la memoria individuale di lavoro, quella che sta alla base delle nostre elaborazioni più elementari e quotidiane (il linguaggio, la lettura)[Giuseppe O. Longo, Il nuovo Golem]>>.

Non si tratta solo delle trasformazioni negli strumenti materici informazionali di cui ci serviamo, ma del modo in cui cambiano i nostri atteggiamenti psichici in questa convivenza, “quasi simbiotica”, con le macchine.

In una introduzione allo studio della cybercultura, H.M.Ensensberger, individua i segni di quella che lui chiama “inerzia strutturale”, nel quantitativo di oggetti tecnologici che si accumulano in casa :<< Chi vuole ascoltare musica deve costruire torri composte da sintonizzatori, amplificatori, box, lettori di CD e registratori dei più diversi formati. Anche il televisore partorisce sempre nuovi cuccioli; ha bisogno di vari registratori, decoder, ricevitori satellitari ecc….il computer esige a sua volta una famiglia di aggeggi: stampanti, modem, scanner e via dicendo…Lo stato del cosiddetto settore multimediale si può desumere dall’intrico dei cavi sui quali inciampa la donna delle pulizie[H.M.Enzensberger, brevissima introduzione allo studio delle Cyberculture]>>. In un’accezione metaforica, si potrebbe allora dire che le tecnologie non sono più soltanto degli strumenti, ma tendono a diventare “un’ambiente” in cui vivere ed operare, producendo un tessuto connettivo immateriale che modifica il nostro essere ed il nostro  comportamento quotidiano.

www.architetturaeingegnerianapoli.org

 

Questa voce è stata pubblicata in Sociale, Tecnologia e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>