Lo chiamavo Il cattivo “Maestro” di Salvatore Gurrado Moltitudine di TONI NEGRI.

Lo chiamavo il “cattivo Maestro”, cattivo Maestro secondo la definizione socratica è colui che insegna cose inique, cose immorali facendosi pagare dallo stato. Antonio Negri Professore dell’Università di Padova di Teoria dello Stato nel 1979 Negri è accusato di essere il mandante del sequestro e omicidio di Aldo Moro rappresentante della D.C. I giudici accusano Negri di essere il Capo delle Brigate Rosse e di promuovere l’insurrezione armata contro lo Stato. Al opinione pubblica viene Rappresentato come il “Cattivo Maestro”parafrasando Toni “io ho sempre saputo che quando si diventa maestri, per insegnare libertà, esercitare libertà, qui no bisogna insegnare quello che lo Stato ti dice di insegnare”. Toni negri sviluppa le Teorie della liberazione dal lavoro contro lo sfruttamento. Il controllo capitalistico non può essere tenuto se la gente rifiuta il lavoro. Toni Negri è certamente la figura più radicale degli anni 60 e 90, radicale significa porre il pensiero come prassi, e che la prassi può ritenersi efficace solo quando non media, ma rompe ed incalza il Potere. In questo libro Toni Negri quando parla di moltitudinecome un concetto di classe, parla del fatto che oggi il lavoro dei lavoratori e effettuato in modi diversi rispetto a quelli che hanno lavorato alcuni secoli fa.  Ma la classe operaia e la sua composizione di classe sono molto diverse nei periodi distinti che si sono susseguiti a partire dall’inizio dell’era industriale. La fabbrica rimane non è più nel centro della produzione di valore. Il valore è creato mettendo al lavoro l’intera società. Chiamiamo moltitudine tutti quei lavoratori che sono messi dentro un processo di lavoro all’interno della società per creare profitto. Riteniamo che tutti i lavoratori in tutta la società ad essere sfruttati, uomini, donne, persone che lavorano nei servizi, persone che lavorano in professioni sanitarie infermieristiche, persone che lavorano nelle relazioni linguistiche, le persone che lavorano nel settore culturale, in tutti gli socio relazioni e nella misura in cui sono sfruttati li consideriamo parte della moltitudine, in quanto sono singolarità. Noi vediamo la moltitudine come una molteplicità di singolarità sfruttate. Le singolarità sono singolarità del lavoro, chiunque lavora in modi diversi, e la singolarità è la singolarità del lavoro sfruttato. Moltitudine è prima di tutto un concetto di classe, poi anche un concetto politico. Nella misura in cui esso è un concetto di classe, moltitudine mette fine al concetto di classe operaia come un concetto semplicistico, come concetto di massa. Dal punto di vista della politica il concetto di moltitudine mette fine al concetto di popolo, di nazione e di tutto ciò che la costruzione da parte dello Stato, dotandola di un fondamento della rappresentazione

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Info su salvatore gurrado

AUTOBIGRAFIA DÌ UN RITRATTO “Io sono già un classico perché vivo nell’eternità, sono eternamente vivo “ Salvatore Gurrado nasce nel sud, del sud, dei Santi, in un piccolo paese Gravina in Puglia. Il suo destino gli destina già un’anima afflitta da un dolore immenso che lo mette subito in rapporto con la scrittura, quella scrittura come magica consonanza tra il mondo interiore e l’universo oggettuale. Le parole danzano nella sua sensibilità, restituendo alla pagina scritta ,l’oblio del morto orale. Una fragranza tra scrittura e danza che diventa fibra segreta del cosmo. La sua poesia diventa alito divino, alito brulicante alla vita. Lui scrive dipinge la voce come in un quadro, in cui la sensazione incorpora tutti i sensi.
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