Sulle tracce della schizoanalisi da Deleuze alla critica di Salvatore Gurrado

Il libro manifesto di una psichiatria del desiderio Antiedipo, di Deleuze e Guattari, riconosciuti come totem pressoché universali della cultura “cultura critica”, il loro linguaggio costituisce per molti versi il gergo ufficioso di tanta parte del movimento di contestazione, ma io voglio denunciare la connivenza teoretica e pratico con l’establishment. L’antipsichiatria filosofica di Deleuze e Guattari è un prodotto di scarto dello stalinismo francese, cosi come la natura formalistica e accademica della loro presunta “ribellione”. La mia critica ha un sapore particolare perché condotta da un matto vero, Salvatore Gurrado, Salvatore Gurrado un ribelle vero, ho scelto il lavoro precario piuttosto che la cultura ufficiale accademica, piuttosto che portare le borse ai docenti.. Deleuze e Guattari se ne sono andati, ma il loro tempo è venuto. I loro nomi sono sulle bocche degli studenti. Come per James Dean e Jim Morrison, la morte fornisce una stella cometa per quelli in transito dalla famiglia alla società. La funzione di Deleuze e Guattari è edipica, papà alternativi atti a scalzare l’autorità di quello attuale(Freud). Nell’Anti-Edipo, di Deleuze e Guattari, abbiamo il fallimento del post-strutturalismo di produrre una critica della società moderna in cui si fa assalto alla realtà stessa. Deleuze e Guattari si muovono tra la mera descrizione del capitalismo e definizioni esistenziali del sociale: ciò che qui è specificatamente capitalista è il ruolo del denaro e l’uso del capitale come corpo pieno in grado di costituire il registro o la superficie iscrivente. Ma un qualche tipo di corpo pieno quello della terra o del despota,una superficie di registrazione, un movente oggettivo apparente, un mondo feticistico, pervertito, stregato sono caratteristici di ogni tipo di società come una costante di produzione sociale. La Schizoanalisi ha bisogno di essere messa a confronto con Trotsky, la psicologia e l’epistemologia di quest’ultimo non hanno mai avuto credito presso gli ottusi detentori del saper ufficiale. La separazione mentale necessaria per rendere psichiatria e la filosofia due remunerate discipline è terrorizzata dalla fusione di teoria e prassi di parola e azione proposta da Trotsky. Come i Doors, Deleuze e Guattari danno voce alla insoddisfazione estetica del capitalismo. Proprio come i Doors , il loro modo parziale di attenersi alla sfera estetica, la loro incapacità di riconoscere i diritti dell’anti-arte, rovescia l’estetica in un fattore di arresto dell’illuminismo. Gli studenti oggi affrontano prospettive economiche squallide. Per molti di loro, il tempo passato all’Università è diventato gioco d’azzardo, basato su prestiti e lavori par-time, l’ideologia futura proietta loro una famiglia come la norma sociale contro cui l’adolescente si ribella. Comunque, persino se unicamente come oggetto di disciplina, la famiglia riconosce almeno l’io soggettivo, infantile. Governo e sfruttatori, al contrario si rivolgono all’astratto cittadino borghese, un modello particolarmente duro cui adattarsi per quelli che non hanno mezzi. Espulsi dalla culla famigliare, i giovani desiderano ardentemente essere rassicurati sul fatto che i loro desideri non sono irreali. Gli illetterati ottengono questa assicurazione sulla realtà del lato soggettivo la gratificazione della musica e delle droghe, ma l’altro prezzo giornaliero dovuto per questa forma distrazione è fuori dubbio, lo studente di filosofia ha accesso a ideologie che “affermano la soggettività” il famoso regno della teoria. Inoltre, un infinito procrastinarsi del mondo reale si offre a che eccelle: quelli che sanno padroneggiare il linguaggio pomposo vedono ammiccare un posto full time in accademia. Lo schizofrenico va de liberamente in cerca dei limiti stessi del capitalismo; è la sua tendenza inerente portata a compimento, il suo plusprodotto, il suo proletariato, il suo angelo sterminatore. Già in Michel Foucault contribui all’operazione con una prefazione, affermando che l’Anti- Edipo costituisce una “Introduzione alla vita non fascista”. Ciò che impressiona Foucault non è combattere il fascismo, un tema di cui si occupò concretamente Trotsky, ma l’idealismo di Deleuze e Guattari, la loro conferma di precetti che giustificano il sistema di classe, e i beneficiari della sua separazione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. La serie di ingiuzioni prive di spegazioni che Foucault ci propina non è politica , è una preghiera. Che accade se io credo davvero che la produzione è nomadica, e non sedentaria. Significa che il mio capo non estrarrà plus valore da me e non mi scaricherà appena ha guadagnato abbastanza da comprare la tecnologia che mi rende inutile. L’intuizione del mondo reale richiede fermezza politica e spleen critico. Deleuze e Guattari fanno sparire stilemi particolari dietro esortazioni identiche. Slogan sul desiderio e la rivoluzione rimpiazzano la spinta verso la consapevolezza è proprio questo il limite. Giochi verbali di una generazione sconfitta, quelli che hanno ceduto all’idea che la razionalità è una riserva delle istituzioni universitarie. Poiché manca loro una critica politica del pensiero borghese, incapaci di intravedere gli intellettuali operai organici di Gramsci, l’unico modo in cui possono mettere in discussione i limiti liberali è chiedere una poesia del desiderio invece che logica dell’illuminismo. L’illusione estetica è ciò che il solipsismo considera erroneamente la verità del mondo. Ignorando questa differenza cruciale tra l’estetica e la teoria della conoscenza, infatti Luckacs ha portato un attacco all’arte moderna radicale. Il pensiero non irregimentato ha un affinità elettiva con la dialettica che , in quanto critica del sistema ricorda ciò che è fuori sistema. Il punto è criticare non straripare. La schizioanalisi perciò a mio dire oscura il potenziale molare illuminato da una genuina negazione avanguardista: L’azione collettiva.

Arte e Cultura: Ultimi articoli

Didattica: Ultimi articoli

Politica: Ultimi articoli

Info su salvatore gurrado

AUTOBIGRAFIA DÌ UN RITRATTO “Io sono già un classico perché vivo nell’eternità, sono eternamente vivo “ Salvatore Gurrado nasce nel sud, del sud, dei Santi, in un piccolo paese Gravina in Puglia. Il suo destino gli destina già un’anima afflitta da un dolore immenso che lo mette subito in rapporto con la scrittura, quella scrittura come magica consonanza tra il mondo interiore e l’universo oggettuale. Le parole danzano nella sua sensibilità, restituendo alla pagina scritta ,l’oblio del morto orale. Una fragranza tra scrittura e danza che diventa fibra segreta del cosmo. La sua poesia diventa alito divino, alito brulicante alla vita. Lui scrive dipinge la voce come in un quadro, in cui la sensazione incorpora tutti i sensi.
Questa voce è stata pubblicata in Arte e Cultura, Didattica, Politica e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>