Autore: Melinda


E’ veramente molto raro, quando si parla di musica emergente, assistere ad uno “spettacolo” degno di simile etichetta. Tribute band od original che siano, tendono quasi tutte, nel migliore dei casi, a rimanere “impantanate” in sounds già percorsi da altri anni addietro oppure ci si imbatte in fanciulli e fanciulle che puntano le loro carte più su una mera prestanza fisica o eccentricità dei modi, che su reali doti canore o di esecuzione strumentale.

Purtroppo bombardati da tv ed altri media che ripropongono con ostinata insistenza il modello  del “tutto fa brodo”, la maggioranza di noi ha appiattito il proprio livello di concezione dell’intrattenimento sul valore basso-infimo: quanti assisterebbero ad una esibizione live di un gruppo musicale sconosciuto ( magari con grandi potenzialità musicali e di coinvolgimento) che proponga esclusivamente propri inediti, senza scappare a gambe levate dopo i primi 10 se non 5 minuti? Mancano nomi “altisonanti” come Tiziano Ferro, Vasco Rossi o Negramaro (solo tre nomi, ma l’elenco sarebbe infinito) nelle loro scalette, per potere coinvolgere un pubblico, magari pagante, e purtroppo un artista non è nessuno senza il favore del proprio pubblico. Il pubblico non fa caso magari alla correttezza o meno dell’esecuzione strumentale (il più delle volte per mancanza di cultura musicale), oppure alla bellezza di un determinato testo ed all’energia o messaggio che musica e parole sanno trasmettere.

Ogni regola però ha la propria eccezione, e questa eccezione io l’ho trovata nel gruppo rock dei Comunicazione di Servizio. “Trascinata” da amici in un locale dedicato escluivamente alle esecuzioni live nella città di Salerno, sono letteralmente rimasta folgorata dalla loro esibizione soprattutto perchè gran parte della loro scaletta era composta da propri inediti.

Il pubblico lì presente, fin dalla prma canzone (nb. un loro pezzo) ha subito il fascino di questi  ragazzi provenienti dal Cilento, e la risposta con mani e cori non ha tardato a farsi sentire: rock coinvolgente il loro  grazie alla destrezza dei musicisti (basso, chitarra e batteria), alla poderosa voce del cantante e all’abilità vocale del rapper; mix di suoni e voci perfettamente amalgamato e sapientemente dosato anche sugli arrangiamenti delle cover presentate. Il calore e l’entusiasmo che riuscivano a trasmettere era solo il riverbero del divertimento e della sintonia del gruppo sul palco cosa che, seppur fondamentale per qualsiaisi band, trovo comunque abbastanza rara, soppiantata dal desiderio di primato e dall’eccessiva “sete” di visibilità dei singoli componenti,  ”vizi” che irrimidediabilmente portano allo scioglimento del gruppo stesso.

Bravi, giovani (l’età media dei componenti del gruppo è di 21 anni), per nulla megalomani o atteggiantisi a star, affiatati, i Comunicazione di Servizio hanno tutte le carte in regola per poter emergere purchè  produttori e case discografiche si sforzino di puntare maggiormente su ragazzi dotati, che possono tranquillamente reperire in giro per l’Italia, senza dovere dare possibilità esclusivamente ai “manichini” pilotati dei vari talent show in circolazione, e che il pubblico rammenti che gli stessi Tiziano Ferro, Vasco Rossi e Negramaro sono stati “emergenti” prima che nomi (o pseudonimi) altisonanti.