Autore: Stefano_la_salvia


La fortissima pioggia che, letteralmente, allagò Israele durante le elezioni potrebbe non essere una coincidenza. Alla fine, l’unica cosa chiara dopo le elezioni di martedì è che non è chiaro niente. Non ci sono vincitori. E nessuno ha perso. C’è soltanto il caos creato dagli intrighi nascosti, un diluvio di calunnie e stretti interessi.

Ogni abitante di Israele potrebbe affermare senza problemi che la lotta tra i partiti politici, avvenuta il mese scorso, non era basata sui diversi punti di vista, principi o ideologie. Era un combattimento fra galli. E chi è risultato il più forte? Chi la sa più lunga? In breve: chi è il più arrogante? Il vincitore indiscutibile di queste elezioni era l’ego – la sete di potere e la brama per la poltrona parlamentare.

Purtroppo, sembra che non sia rimasto nulla di più del Sionismo, del Socialismo, del Revisionismo e tutti gli altri sublimi “ismi” giudaici. Non ci sorprende allora che così tante persone abbiano bighellonato per così tanto tempo nel vasto e noioso oceano delle urne vuote. Non ci sorprende che tutta Israele stia galleggiando su una zattera malsicura, in balia di venti che cambiano drasticamente. Non c’è direzione né scopo, e non c’è una vera leadership. Il caos politico e la confusione che si diffusero mentre venivano annunciati i risultati delle elezioni, (e che sono tuttora diffusi) non sono altro che una mera riflessione della nostra precaria situazione generale.

Ma non finisce qui. In parallelo con la confusionaria campagna elettorale, che assomigliava molto a un reality show, era ed è tuttora in corso un’altra campagna, molto più profonda. Sotto la superficie, lontano dai riflettori e dal bagliore delle camere fotografiche, la campagna per la vera immagine di Israele sta raggiungendo il culmine. Questa campagna ci riporta alla mente i tempi in cui la nostra nazione fu creata, circa 4.000 anni fa, nell’ antica Babilonia, intorno a un principio universale e dimenticato da tempo: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Nonostante il passar del tempo, nonostante il fatto che questo principio sia stato deriso dalle forze del mercato, quest’idea rimane tuttora rilevante. E vi dirò di più – si adatta più che mai al sistema globale nel quale viviamo oggigiorno.

“Finché non innalzeremo il nostro obiettivo al di sopra della nostra vita terrena, non ci saranno più riprese corporee, perché siamo figli di un’idea” cercò di spiegare Yehuda Ashlag, attivista, filosofo e Kabbalista, che visse in Palestina nella prima metà del ventesimo secolo. Secondo lui, il vero leader del popolo di Israele non dovrebbe essere un partito o un programma politico, ma il principio di amore e del reciproco rispetto, sui quali è stata costruita questa nazione. Purtroppo, di primo impatto, la situazione attuale del Medio Oriente non ci suscita tanta speranza, ma il punto è che, se non cambiamo i nostri modi di fare, le conseguenze saranno disastrose per l’intera nazione.

In particolare, in questi tempi – dove l’economia globale sta collassando e mentre il terrorismo, la frustrazione, la depressione e la futilità fanno tristemente parte della realtà quotidiana – il governo israeliano ha la rara opportunità di portare gli essenziali valori di questa nazione al centro delle attenzioni alle quali appartengono. Invece di lottare per il potere, mentre ogni partito cerca di approfittare di questa incerta situazione politica per promuovere il proprio programma limitato, seminando tra noi e i nostri vicini l’odio ancora più profondo, dobbiamo formare in Israele un autentico governo di unità nazionale. Questo governo deve promuovere l’importanza della solidarietà, invece del pensiero egoistico, e rappresentare il modello per tutta la regione, promuovendo temi veramente importanti, per esempio l’unità, la pace e il riguardo per l’ambiente immediato e lontano. Non importa quanto tutto questo possa suonare utopistico, perché siamo entrati nel mondo globale, “nell’era della responsabilità,” come disse Barack Obama nel suo discorso inaugurale. Siamo nell’era che non da spazio all’ egoismo e alle faziosità; l’era nella quale la fiducia e il mutuo rispetto rappresentano molto di più degli slogan elettorali e delle promesse vuote.

Di fatto, la situazione che Israele sta affrontando ha poco a che fare con la politica – di destra, di sinistra o di centro che sia. La cosa va ben oltre. Netanyahu, Livni, Barak o Liberman – non cambieranno niente. Ma i media e la gente si. Ora, nell’inverno della nostra sciagura, dobbiamo iniziare a fare pressione sul governo per affrontare le vere sfide davanti a noi. Prima che inizi la prossima inondazione, prima che la zattera affondi, trascinando dietro l’intero Medio Oriente, è arrivato il momento di eleggere gli antichi, veri valori, come puntualizzò il presidente Obama, i valori che ora sono le leggi della nostra nuova realtà, la realtà dove tutti dipendiamo gli uni dagli altri..

Questo cambiamento deve partire dal basso. Deve partire dalla gente, da Mario Rossi e da Mario Bianchi, dai nostri cuori e dalle nostre menti. Ed è qua che i media possono svolgere un ruolo cruciale e decisivo. Essi devono cominciare a fare pressione sul governo israeliano e cambiare l’opinione pubblica, promuovendo una nuova scala di valori che rinforzerà l’importanza di un governo che si occuperà di tutti, non solo dei propri interessi. Quando l’intero pubblico inizierà a riconoscere che il nostro approccio egoistico è la causa della crisi generale che ci troviamo ad affrontare, la società israeliana farà il primo passo necessario ad una realtà stabile nel Medio Oriente.

La campagna elettorale è ancora aperta. Le urne ci attendono dietro l’angolo. Allora, cosa aspetti?

Informazioni sull’autore

Eli Vinokur è un editorialista indipendente. Attualmente sta completando i suoi studi per ottenere il dottorato in Scienze sociali e filosofia presso la facoltà di scienze umanistiche all’Università di Tel Aviv, in Israele. La sua ricerca si incentra sul pensiero ebraico e le sue applicazioni. I lavori di Vinokur sono apparsi tra altre pubblicazioni su Haaretz, Yediot Aharonot, MSN Israel e NRG Maariv .

Articolo pubblicato da Stefano La Salvia – Studente del Centro Mondiale Bnei Baruch per gli studi di Kabbalah – www.kabbalah.info/it