Autore: giorgionadali
Cos’è la Ru 486?
Qual è la differenza rispetto alla pillola del giorno dopo?
Anche la cosiddetta pillola del giorno dopo è un preparato che impedisce all’embrione umano di impiantarsi nell’utero. Ma mentre questa deve essere presa entro e non oltre 72 ore dal rapporto sessuale fecondante, la Ru 486 può essere presa fino al 49esimo giorno dall’ultimo ciclo mestruale.
Come si usa?
La Ru 486 viene presa per via orale. Tre giorni dopo la donna deve assumere un’altra sostanza chiamata misoprostol, che provoca le contrazioni necessarie per espellere l’embrione. Dopo dieci giorni è necessaria un’ultima visita di controllo.
Qual è il tasso di efficacia?
Nel 5% dei casi si rende necessario ugualmente un aborto chirurgico. In alcune casistiche la percentuale sale all’8%. A Cuba il tasso di fallimenti è arrivato fino al 16%.
È compatibile con la legge 194?
Per la legge 194 la gestante deve rivolgersi a un consultorio, o a una struttura sociosanitaria abilitata, per svolgere i necessari accertamenti medici (mentre i medici devono aiutarla a rimuovere le cause che la spingono all’aborto). Un tale percorso, con una pausa di riflessione richiesta alla donna di 7 giorni, è difficilmente compatibile con l’uso della Ru 486, che prevede tempi molto ristretti.
“L’introduzione in Italia della pillola abortiva RU486 è l’ultimo anello di una serie di forme di banalizzazione dell’aborto, cominciata trent’anni fa e che oggi raggiunge il suo vertice”. Così l’Associazione Scienza & Vita reagisce alla notizia dell’annunciato via libera da parte dell’Agenzia italiana del farmaco, all’utilizzo della pillola abortiva nel sistema sanitario italiano.
“Il ricorso alla pratica chimica è, in sostanza, per la presunta facilità di assunzione della pillola, il culmine della privatizzazione dell’aborto. E’ un fatto di donne – secondo la retorica vetero femminista – nel quale anche la figura del medico risulta sempre meno decisiva ai fini della tutela della vita nascente. Anzi – evidenzia Scienza & Vita – è esattamente quello che i medici abortisti aspettavano da tempo per sottrarsi alla pratica chirurgica che li costringeva a cooperare all’atto abortivo. E che sempre più spesso, a ragion veduta, crea loro disagio. Ora la RU486 mette tutta la responsabilità in capo alla donna che dovrà assumere in solitudine la pillola e attenderne gli effetti a domicilio. Così che potrà vedere, con i propri occhi, quello che sino a ieri non aveva modo di osservare, ovvero il frutto del concepimento che ha rifiutato. Si tratterà di un supplemento di dolore che le donne finiranno per vivere spesso in totale solitudine”.
Infine Scienza & Vita ricorda che “non tutti i rischi per la vita e la salute delle donne legati all’assunzione della RU486 sono stati adeguatamente valutati” e in tal senso si augura che “i responsabili della salute pubblica facciano il possibile per informare tutte le donne che ricorreranno a questa tecnica”.
“Dinanzi a questa scelta – conclude Scienza & Vita – che conferma da un lato l’indifferenza e la superficialità rispetto alla vita al momento del concepimento e dall’altro il non considerare l’embrione umano come portatore di una specifica dignità di persona, l’Associazione conferma la propria missione pubblica in direzione della difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale. E in tal senso avvierà una grande campagna di sensibilizzazione soprattutto fra le giovani donne”.
La Ru486 quali altri effetti potrebbe avere sulle giovani generazioni?
«L’avvio della sperimentazione e il dibattito che ne è sorto hanno creato grande attenzione. Oggi la donna che decide di abortire con la Ru486 va in ospedale, assume la prima pillola e dopo 24 ore la seconda: tutto avviene sotto stretto controllo medico. Il problema è che nel momento in cui la Ru486 fosse reperibile in farmacia con una semplice ricetta medica sarebbe davvero facile procurarsi il kit di pillole da gestire a casa propria, nella più completa solitudine. Così situazioni che oggi richiedono l’intervento di consultori e ospedali sfuggirebbero del tutto a ogni forma di controllo e di mediaazione. Durante il confronto in vista dei referendum di giugno sulla legge 40 non abbiamo chiesto di mettere in discussione la legge sull’aborto, ma che questa legge venisse chiamata – così com’era stata ideata – “legge per la tutela della vita nascente”, che venisse cioè applicata nella sua parte positiva che consiste nell’ascolto della persona, e che fosse dato un aiuto per risolvere i problemi della madre in difficoltà. Ma è anche indispensabile che nelle èquipe dei consultori venga restituita importanza all’educazione alla sessualità, che non può essere sganciata da una formazione al diventare genitori».
Conseguenze per la salute:
Lo studio, firmato da Margaret M. Gary e Donna J. Harrison, si intitola Analysis of Severe Adverse Events related to the use of Mifepristone as an abortifacient (Analisi dei gravi effetti collaterali registrati per l’uso del mifepristone come abortifaciente) e sarà pubblicato sul numero di febbraio della rivista The Annals of Pharmacotherapy ma è già consultabile sul sito degli Annali all’indirizzo www.theannals.com/cgi/content/abstract/aph.1G481v1. I risultati si basano sull’esame dei 637 casi di effetti collaterali (riferiti a 607 pazienti) presentati alla Fda tra il settembre 2000 (data della commercializzazione negli Stati Uniti) e il settembre 2004. Si tratta perciò di una casistica tutt’altro che completa, inoltre 592 casi sono stati inoltrati alla Fda dallo stesso distributore del mifepristone e la maggioranza della documentazione allegata sull’evoluzione dei disturbi e sull’efficacia delle terapie, risulta molto lacunosa.
Conclusioni
Col metodo tradizionale la donna fino al momento di entrare in sala operatoria può avere un ripensamento, e non sono rarissimi i casi in cui ciò accade. Poi, la sedazione, l’anestesia, e quando la paziente si risveglia, lo stato di incoscienza durante il quale è avvenuta l’Ivg rappresenta in qualche modo una sorta di difesa, di riconoscimento di un ruolo passivo di fronte all’atto abortivo, che, se non può rappresentare una esimente morale, certo ha un ruolo nella gestione psicologica dell’avvenimento.
Se la società vuole assicurare ai suoi componenti la libertà, allora dovrà cominciare a garantire loro l’esistenza. Il diritto alla vita è la condizione storica e sociale perché l’uomo possa esercitare la sua libertà. Perciò l’impegno primario di ogni vera democrazia libera è quello di riconoscere la dignità di vita a tutti gli uomini. Da tempo, purtroppo, assistiamo in modo drammatico al diffondersi di una tendenza culturale che esaspera in senso individualista la libertà e legittima la sua riduzione egoistica, al punto che ciò che mi piace e ciò che oggi mi fa comodo assurge a un mio diritto soggettivo, prescindendo anche dai diritti fondamentali dell’altro. L’autentica libertà individuale, invece, nasce e si esercita in un contesto di libertà interpersonale e sociale. È inseparabile dal diritto alla vita, perché questo ne è il presupposto. Mi educa a scegliere il mio vero bene. Mi insegna ad amare in modo sincero e mi fa gustare la gioiosa bellezza dell’esistenza mia e degli altri
Giorgio Nadali
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