Autore: Maria Zecchin


Italia, uno e duehttp://www.dabicesidice.it/articolo.asp?file=140Maria.xml “Drugs on Street”: chi è l’ideatore, come si è svolta, come è andata? Maria ci illustra tutto come da manuale.

Se ci fosse ancora qualcuno che non crede nella dicotomia del nostro amato paese, diviso e opposto, quanto accaduto a Verona e Peschiera,  la  notte tra il 29 e il 30 agosto, che ha visto partire, dopo una sperimentazione di oltre un anno, il progetto “Drugs on Street, gli farebbe mutare opinione.  C’è stato l’impiego di pattuglie di tutte le forze dell’ordine, sanitari, personale della protezione civile, funzionari,  per un totale di circa un centinaio di persone, con la presenza  del sottosegretario alle Dipendenze, on. Carlo Giovanardi e del sindaco di Verona, Flavio Tosi.

La stampa nazionale ha parlato di «sperimentazione» ma non è esatto. Questa notte è stata preceduta da un  anno di pattuglie, di impegno, di incontri periodici, di relazioni e di bilanci. Ha funzionato, adesso bisogna estenderlo a livello nazionale.

Quella della notte tra venerdì 29  e sabato  30 agosto è stata  la presentazione ufficiale a tutta Italia di questo progetto,  inventato dal medico veronese  Giovanni Serpelloni, già responsabile del Dipartimento delle Dipendenze di Verona  È lui il deus ex machina del progetto. L’ha proposto all’On. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sottoponendogli i bilanci positivi di oltre un anno di sperimentazione e impegno, così ora  il “modello Verona” prende il largo, con l’approvazione e il plauso  dell’on. Giovanardi che afferma “Il Governo non può imporre i controlli , ma noi proporremo questo sistema di prevenzione a tutte le realtà territoriali”.

Inutile, dato che è possibile reperire questi dati su ogni quotidiano, che io snoccioli cifre su auto controllate, persone trovate positive ad alcol e droga, o entrambe…Ma per dare un’immagine della gravità della situazione, basterebbe riportare  quanto ha detto il Questore di Verona, che ha giudicato la situazione “da allarme”. Anche se, dato molto positivo, non si ha notizia, da oltre un anno, di stragi “del sabato sera” in questa provincia e c’è una evidente flessione (stimata al 30%) degli incidenti in genere.

Quello che mi ha colpito, e che è lo scopo di questo mio contributo, è la spaccatura profonda, è l’abisso che divide le realtà del nostro paese, come se non ci fosse una sola Italia, ma due, talmente distanti e intollerabilmente diverse da creare sgomento e incredulità.

La notte è affollata di varia umanità. Giovani, giovanissimi,  “fatti di coca”,  fumati, ubriachi, ragazze con il viso impiastricciato di trucco e lacrime, vestiti sporchi di vomito, chi strattona il camice bianco che gentilmente lo conduce verso uno dei gazebo  del SERT per il prelievo delle urine (il sangue solo se il paziente accetta), chi , come una ragazza, usa come cuscino i propri jeans,  e dorme, incapace di distinguere non solo i colori del semaforo, ma anche il giorno dalla notte, o il riso dal pianto. Orecchini,tatuaggi, afrore di ascelle non immacolate, parolacce, occhi impallati dalla cocaina, aliti che fanno svenire una persona astemia, come me.

E ancora parolacce, ribellione,proteste di innocenza, ridicole, come quella di chi  è risultato poi avere nel sangue  un tasso di 3,15, quando con  tre microgrammi si è praticamente in coma etilico.

Giovani senza sogni e senza idee, neppure sul divertimento, senza progetti, nemmeno fino all’indomani.

Giorno che, forse, se la pattuglia della Stradale non li avesse fermati in tempo, neppure avrebbero visto, finendo all’alba  la loro inutile esistenza contro un innocente platano,  poi  definito “assassino” negli articoli a forti tinte di certi giornalisti. Quando, ad essere “assassino” è sempre e solo l’essere umano che si mette alla guida e che, per incapacità, incoscienza, negligenza e altro ancora, non dovrebbe farlo.

Ma l’Italia non è solo questa.

L’Italia, quella che ci fa guardare con gratitudine e fiducia nel futuro, è quella che vede l’ On. Giovanardi, non giovanissimo, fare l’alba  fra i sanitari e le forze dell’ordine, e poi essere puntualissimo, entusiasta e grato, presente la mattina in prefettura per la conferenza stampa di bilancio della nottata.

E’ quella del Dott. Serpelloni, di tutti i suoi validissimi e instancabili collaboratori.

E’ quella del sindaco Flavio Tosi, presente, infaticabile e motivato, positivo, sicuro e cortese, infonde fiducia, è accolto con sorrisi e saluti da parte dei poliziotti e di tutti i presenti, amato come nessun altro mai, prima di lui.

E l’Italia che ancora ci fa essere orgogliosi di noi stessi, è quella composta dagli uomini della Polizia di Stato, e di tutte le forze dell’ordine presenti, indistintamente.

Ho parlato con molti di loro. Sono giovani, prestanti, acculturati…sfatano certi biechi pregiudizi.

Un gentile funzionario, con un lieve gradevolissimo accento partenopeo mi fa pensare con gratitudine che i  napoletani non sono solo quelli rappresentati dalla torma di idioti che assaltano i treni, immagine meschina e intollerabile. Il giovane  agente, che raccoglie la borsetta e la porge alla ragazza spettinata e in lacrime, ha una parola gentile per lei, che ha qualche anno appena meno di sua moglie, che ha appena avuto un bambino e che, mi dice, quando lui fa la notte non riesce mai a dormire.

Gli credo, lo saluto.

La stanchezza, di una notte conclusasi alle dieci del mattino, dalle ore ventitré del giorno prima, non viene presa in considerazione dal giovane ispettore che è occupato a fare la sua relazione per il deposito degli atti all’Autorità Giudiziaria. Nemmeno sua moglie dorme, quando lui fa la notte…

A parte i Dirigenti e funzionari che ovviamente sono laureati, sono tutte persone che hanno almeno un diploma o la maturità. Sono persone che, nonostante tutto, profondono per la Polizia e per i cittadini  impegno e passione. Senza attendersi la gratitudine di nessuno.

Sentirsi dire “Grasie Ispetor, el m’ha rovinà el fiol” è all’ordine del giorno, e non  è esattamente un segno di gratitudine da parte dei genitori che vanno a riprendersi il figlio, come ho scritto qualche giorno fa, in un commento all’articolo Mai vista una crisi così, a firma Dieffe.

Questo perché il giovane “Ispetor” è colpevole  di “avergli rovinato il figlio” perché sarà indagato per guida in stato di ebbrezza, o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Ma questi genitori tranquillamente li collochiamo nell’altra Italia.

Quella che  non si sogna nemmeno di ammettere le proprie responsabilità e i propri errori. E che giudica forse inutili, o peggio, progetti come “Drugs on Street”

Noi invece diciamo Grazie, aggiungendo anche che  c’è una seconda Italia anche per i controlli, per l’uso del casco e delle cinture, e, ora fortemente attuale, delle stragi del sabato sera come dimostra la Puglia.

Maria